Il piano arriva mentre la spesa PNRR Istruzione è al 52% e un terzo degli edifici necessita lavori urgenti
Per chi compila la busta, il nuovo bando da un miliardo è insieme una promessa e una trappola. Nei giorni scorsi è stato annunciato un nuovo piano da un miliardo di euro per l’edilizia scolastica dopo il PNRR. Promette risorse per le scuole, ma riapre il capitolo di progetti, certificati e scadenze che il PNRR ha già reso un percorso a ostacoli.
Il miliardo che arriva dopo i ritardi
L’annuncio arriva mentre si fanno ancora i conti con la spesa pregressa. Lo scorso giugno, la Fondazione Agnelli fotografava il comparto: l’edilizia scolastica è stata la linea PNRR Istruzione con l’accelerazione più significativa della spesa, arrivata complessivamente al 52% delle risorse ricevute. Eppure, a quattro mesi dalla scadenza del 30 giugno, data entro la quale tutti gli interventi devono essere completati e i target raggiunti, meno della metà delle risorse PNRR assegnate al comparto Istruzione risultavano spese.
Il paradosso è tutto qui: l’edilizia scolastica accelera più delle altre linee, ma il comparto nel suo insieme resta sotto la metà delle risorse. Un miliardo in più non cancella questo ritardo. Lo sposta in avanti.
Cosa insegna il PNRR a chi compila la busta
La risposta al paradosso sta nei numeri. Non mancano le risorse. Manca la capacità di spenderle nei tempi. Tra il 2011 e il 2022, dal governo Monti al governo Draghi, passando per i governi a guida Pd e M5S, le risorse stanziate a favore degli enti locali per l’edilizia scolastica sono state complessivamente pari a sei miliardi di euro. Il governo ha mobilitato oltre 14 miliardi di investimenti, di cui oltre 5 miliardi di risorse nazionali.
I sei miliardi non sono un dato isolato. Coprono dodici anni e quattro maggioranze diverse. La continuità degli stanziamenti non ha impedito il formarsi di un arretrato. Per chi deve rispondere a un bando, questo significa che il problema non è la quantità di risorse disponibili, ma il ritmo con cui vengono trasformate in cantieri chiusi e rendicontati.
Per un ente locale che prepara la documentazione, questi dati hanno una traduzione pratica. La storia recente non assegna vantaggi a chi aspetta il bando per mettere in ordine i documenti. Chi arriva alla scadenza con la progettazione già chiusa, i certificati già raccolti e il quadro economico già verificato ha meno passaggi da correggere. Anche così, la gara si può perdere. Non ci sono risultati garantiti, e chi promette il contrario non ha mai compilato una busta.
Il nuovo miliardo, in questo senso, non è un punto di partenza. È un’ulteriore scadenza che si aggiunge a quelle già note. Chi lo tratta come un’opportunità senza oneri rischia di ritrovarsi con la stessa spesa ferma che i dati PNRR mostrano.
L’Italia a due velocità nell’edilizia scolastica
Se il passato insegna, il presente fotografa una forbice che si allarga. Secondo il rapporto Ecosistema Scuola 2026 di Legambiente, quasi un terzo degli edifici scolastici monitorati, il 31,7%, necessita ancora di lavori urgenti. Un fabbisogno che nel Sud sale al 45,2% e nelle Isole raggiunge il 54,2%.
Il nuovo piano da un miliardo rischia di seguire la stessa geografia. Le aree dove i lavori urgenti superano la metà degli edifici sono le stesse dove la capacità di spesa e di progettazione è più fragile. Il miliardo può invertire la rotta, oppure può allargare la distanza tra chi ha già saputo spendere e chi resta indietro. La busta che si compila non decide da sola. Conta il contesto in cui arriva.
Il nuovo miliardo è un’occasione. Ma senza cambiare metodo rischia di essere l’ennesima promessa per le scuole del Sud e delle Isole, dove i lavori urgenti superano la metà degli edifici.




