Le risorse coprono meno dell’8% del fabbisogno stimato dalle Ater, mentre gli alloggi sfitti in Veneto restano migliaia
Negli uffici tecnici delle Ater e dei Comuni veneti la prima domanda, in questi giorni, non riguarda la cifra complessiva. Riguarda il bando a cui ci si può candidare e chi valuterà la proposta. Lo scorso 31 ottobre la Giunta regionale del Veneto ha approvato due bandi FESR per alloggi a prezzi accessibili, con un investimento complessivo di 50 milioni di euro. Sono due linee distinte da 25 milioni ciascuna: una per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica sfitti, l’altra per il social housing. Le proposte passeranno da Avepa, a cui spetta la gestione tecnica, finanziaria e amministrativa delle procedure.
Due bandi, due platee: chi può presentare cosa
Il primo bando ha una dotazione di 25 milioni. Serve a recuperare gli alloggi ERP oggi sfitti e non assegnabili per carenze manutentive. Possono partecipare Ater, Comuni e aziende speciali comunali. In pratica si parla di case che esistono già e restano vuote perché non sono in condizione di essere consegnate.
Il secondo bando, anch’esso da 25 milioni, riguarda il social housing e ha una platea più ampia. Oltre a Comuni e Ater possono candidarsi aziende speciali comunali, Ipab, aziende ospedaliere e Istituto Oncologico Veneto. Cambiano anche i destinatari finali. Gli alloggi andranno a personale medico, infermieristico e socio-sanitario e a giovani coppie. Più in generale andranno anche a giovani e famiglie con redditi insufficienti sia per accedere all’edilizia residenziale pubblica sia per pagare un affitto sul mercato privato. Chi lavora in un’azienda ospedaliera o in un’Ipab ha quindi un solo bando di riferimento. Una Ater o un Comune deve invece decidere su quale linea collocare ciascun progetto, o se presentarne su entrambe. Scadenze e requisiti di dettaglio vanno verificati sui testi dei bandi e con Avepa. Sapere dove candidarsi, però, è solo il primo passo.
25 milioni contro 318: la sproporzione dentro gli sfitti
Il bando sugli alloggi non assegnabili va letto accanto ai numeri del patrimonio vuoto. Secondo dati riportati dal Mattino di Padova nella ricostruzione sull’emergenza casa, gli alloggi pubblici sfitti in Veneto erano 6.169 nel 2020. Nel 2024 erano saliti a 7.486 e, al momento di quella rilevazione, risultavano 8.800. Un’altra fotografia, pubblicata da un approfondimento sull’housing sanitario in Veneto, indica 7.834 case popolari sfitte nel 2025. Si tratta del 23,43% del patrimonio regionale. Le cifre non coincidono, ma la tendenza è la stessa: circa un alloggio pubblico su quattro è vuoto.
Poi c’è la questione dei soldi. Come ha ricordato il consigliere Carlo Cunegato, le Ater venete hanno investito 44 milioni nel biennio 2023-24. Le stesse aziende stimano però in 318 milioni il fabbisogno reale per rendere abitabili gli alloggi sfitti. I 25 milioni del nuovo bando valgono quindi poco meno dell’8% di quella stima. Sono una quota consistente se paragonata a quanto speso in due anni, ma restano piccoli rispetto al lavoro arretrato.
Per chi prepara la candidatura la conseguenza è pratica. Con risorse così limitate non tutti i progetti ammissibili troveranno copertura. Conviene presentare interventi mirati, con costi per alloggio leggibili e con un risultato verificabile: quante unità tornano assegnabili e in quanto tempo. Un buon progetto può comunque restare fuori, perché la graduatoria si ferma dove finiscono i fondi.
Il metro del confronto: Emilia Romagna e Piano Casa
Fuori dai confini regionali i termini di paragone sono più ampi. Secondo Cunegato, lo scorso anno l’Emilia Romagna ha stanziato 300 milioni per l’edilizia sociale. A livello nazionale, l’obiettivo del Piano Casa è rendere disponibili circa 100 mila alloggi in dieci anni, con oltre 10 miliardi di euro di investimenti. Accanto a queste cifre i 50 milioni veneti sono una tranche, non un piano complessivo. Resta da capire quali alloggi sfitti, e quali candidature, rimarranno fuori da questa tornata.
Per Ater, Comuni, aziende ospedaliere e Ipab i due bandi sono un’occasione concreta ma limitata. Con 25 milioni per gli sfitti, a fronte di un fabbisogno stimato in 318, la candidatura va costruita sapendo che la selezione sarà stretta. Il primo interlocutore è Avepa. Per le circa 13.000 famiglie in attesa di un alloggio conterà un solo numero: quante case torneranno davvero abitabili.




