Questionario del progetto europeo BUILDS 2026-2029 sui fabbisogni formativi territoriali
Lo scorso 26 ottobre Formedil Italia ha chiesto agli Enti territoriali di compilare un questionario predisposto nell’ambito del progetto europeo BUILDS. Non si tratta di un provvedimento normativo. Non c’è un articolo da citare né un comma modificato, e nessun giudice si è pronunciato. È una richiesta formale, arrivata pochi giorni fa, che contiene una garanzia esplicita sul trattamento dei dati: le risposte raccolte saranno analizzate dal team di progetto e i risultati saranno restituiti esclusivamente in forma aggregata e anonima. Va letta come un atto con effetti e non come una comunicazione di servizio.
Una richiesta, una garanzia di anonimato
Il soggetto che chiede è l’ente unico nazionale paritetico per la formazione e la sicurezza nelle costruzioni. Il suo scopo è promuovere, attuare e coordinare su scala nazionale le iniziative di formazione, sicurezza, qualificazione e riqualificazione professionale del settore. I destinatari sono gli Enti territoriali del sistema. Nella comunicazione Formedil Italia definisce il loro contributo «particolarmente importante» per raccogliere informazioni.
La formula è misurata, ma indica dove sta il valore dell’operazione. Un ente di coordinamento nazionale conosce il quadro d’insieme. Le informazioni di dettaglio, cioè quali profili mancano, quali competenze servono e in quali territori, si trovano più vicino ai cantieri. Il motivo per cui Formedil le cerca proprio presso la rete territoriale dipende dal progetto che ospita il questionario.
Dentro BUILDS, dentro il Patto
Secondo la scheda pubblicata da uno dei partner, il progetto BUILDS si svolge da febbraio 2026 a gennaio 2029. Il questionario arriva quindi verso la fine del primo anno di attività, in una fase che per un progetto triennale corrisponde di solito alla raccolta delle informazioni di partenza. Le fonti disponibili non dicono come si articolino le fasi successive. Si può solo osservare che l’orizzonte del progetto si chiude a gennaio 2029 e che i dati raccolti ora saranno, per costruzione, quelli su cui il progetto lavorerà.
Su un piano più ampio c’è il Patto per le competenze nel settore delle costruzioni, promosso a livello europeo. Stando alla piattaforma BUILD UP della Commissione europea, il Patto ha l’ambizione di promuovere ogni anno l’aggiornamento e la riqualificazione del 30% della forza lavoro dell’ecosistema, pari a 3,8 milioni di lavoratori l’anno entro il 2030. Il testo parla di «ambizione». È un obiettivo politico e non un obbligo giuridico in capo alle imprese, e la distinzione va tenuta presente.
La rete italiana non arriva su questo terreno per la prima volta. ANCE e Formedil sono già partner del progetto europeo Construction Blueprint 2, l’«Alleanza Strategica per lo sviluppo delle competenze nell’ambito del Patto per le Competenze nel settore delle Costruzioni». Anche in quel caso la partecipazione è passata da un questionario sulle competenze. Questo elemento resta di contesto: dimostra che il sistema paritetico ha una presenza continuativa nei tavoli europei sulle competenze, ma non dice nulla di specifico sulle finalità di BUILDS né su come i due progetti dialoghino.
Tra un obiettivo espresso in milioni di lavoratori e un questionario compilato da un ente provinciale il salto di scala è evidente. Il dato territoriale entra in un’analisi di progetto, l’analisi alimenta un quadro europeo e il quadro europeo orienta, nelle intenzioni, l’offerta formativa. Le fonti non indicano chi governi ciascun passaggio né con quali criteri.
Cosa resta all’impresa
Per l’impresa edile che aderisce al sistema paritetico la conseguenza è indiretta, ma concreta. Il questionario non è rivolto a lei. È rivolto all’ente territoriale che la rappresenta. La qualità di quelle risposte stabilisce però quale immagine dei fabbisogni del territorio arriverà al livello europeo. Un ente che risponde in modo generico produce un dato generico. Un ente che non risponde non compare nell’aggregato.
Ci sono anche punti su cui le fonti tacciono, ed è corretto dirlo senza scegliere la lettura più rassicurante. Non sono indicati i tempi di restituzione dei risultati aggregati. Non è spiegato come quei risultati verranno usati in concreto. Non è detto se e quando produrranno modifiche nell’offerta formativa a disposizione delle imprese. La garanzia di anonimato tutela chi risponde. Allo stesso tempo, i risultati restituiti in forma aggregata e anonima sono per natura poco adatti a guidare scelte su un singolo territorio.
Resta quindi una domanda: quanto di un dato aggregato e anonimo riuscirà a diventare formazione disponibile nei cantieri prima che BUILDS si chiuda, a gennaio 2029?
Il questionario non vincola nessuno e non comporta sanzioni per chi non lo compila. Chi non risponde lascia però ad altri il compito di descrivere i fabbisogni del proprio territorio. Per l’impresa, e per l’ente territoriale che ne esprime le esigenze, è prima di tutto un passaggio di rappresentanza. Conviene affrontarlo tenendo presente che il ritorno, per ora, è incerto nei tempi e nella forma.



