La proposta sostituisce tre direttive del 2014 con un unico regolamento direttamente applicabile, eliminando la fase di recepimento nazionale
Lo scorso 9 settembre la Commissione europea ha adottato la proposta di regolamento sugli appalti pubblici. Non si tratta di un aggiornamento delle norme esistenti: il documento sostituisce le direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE con un unico regolamento direttamente applicabile. La posta in gioco è quantificata nel testo: gli appalti pubblici rappresentano circa il 15% del PIL dell’UE e costituiscono una leva politica rilevante a disposizione dell’Unione.
La carta che conta: un regolamento al posto di tre direttive
La proposta non introduce soltanto una semplificazione formale. La sostituzione delle tre direttive con un unico regolamento è indicata tra le caratteristiche chiave della proposta: un unico strumento direttamente applicabile che disciplina contratti pubblici, procurement nei settori delle utilities e concessioni. Il passaggio elimina la fase di recepimento nazionale, che negli anni ha prodotto divergenze tra gli Stati membri.
Il documento adottato si fonda su un dato di contesto non recente ma ancora misurabile. Secondo la Corte dei conti europea, la concorrenza per gli appalti pubblici è diminuita nell’ultimo decennio, la partecipazione di piccole e medie imprese e di offerenti transfrontalieri è rimasta limitata e le procedure con un’unica offerta sono diventate più comuni. La consultazione pubblica e l’invito a presentare contributi si sono svolti dal 3 novembre 2025 al 26 gennaio 2026: sono arrivate 745 risposte alla consultazione e 1.037 contributi. Oltre l’80% dei gruppi di intervistati dell’UE e del SEE ha espresso forte sostegno alla priorità dei beni e dei servizi europei nei settori strategici. Il percorso non è stato lineare: il comitato per il controllo normativo ha espresso un parere negativo sulla valutazione d’impatto il 17 aprile 2026 e successivamente un parere positivo con riserve l’8 giugno 2026.
Il collo di bottiglia: la discrezionalità nazionale che sparisce
Una carta sola significa che qualcuno perde il diritto di scrivere la propria versione della norma. Secondo l’analisi di McCann Fitzgerald, il passaggio dalle direttive a un regolamento elimina la discrezionalità nazionale nell’attuazione della normativa UE sugli appalti pubblici. La perdita della discrezionalità di attuazione è indicata come uno degli effetti più rilevanti del nuovo regolamento, con impatto diretto sulle autorità nazionali degli appalti e sulle loro normative esistenti. È questo il collo di bottiglia: non l’annuncio politico, ma la scomparsa dello spazio entro cui gli Stati membri potevano adattare le regole ai propri ordinamenti.
Il vincolo non nasce nel vuoto. La presidente della Commissione von der Leyen aveva promesso una revisione della legislazione sugli appalti pubblici nei suoi orientamenti politici e, nel discorso sullo stato dell’Unione del 2025, aveva annunciato l’introduzione di criteri «made in Europe» negli appalti pubblici. I rapporti Letta e Draghi, pubblicati rispettivamente ad aprile e settembre 2024, avevano preparato il terreno. La proposta del 9 settembre trasforma quelle premesse in requisiti: se la discrezionalità nazionale è il collo di bottiglia, resta da vedere chi beneficia davvero della preferenza europea.
Chi vince e chi resta fuori: la preferenza europea
Il regolamento non elimina solo le divergenze nazionali. La proposta introduce criteri di preferenza europea negli appalti pubblici, in linea con gli impegni internazionali dell’UE. È qui che la semplificazione incontra la protezione. Il contesto competitivo è descritto in un’analisi del centro studi ECDPM: imprese sostenute dallo Stato cinese e altri attori che perseguono strategie di investimento dirette dallo Stato hanno cercato attivamente di acquisire infrastrutture, accesso a minerali critici e contratti di tecnologia pulita in regioni dove l’UE ha interessi politici ed economici vitali. Operano con finanziamenti sovrani, crediti all’esportazione e vantaggi nella catena di approvvigionamento che le imprese UE operanti in condizioni di mercato non possono replicare su un piano di parità.
La preferenza europea si inserisce in un percorso più ampio. Già lo scorso 4 marzo 2026 la Commissione aveva pubblicato la proposta di Industrial Accelerator Act, con l’obiettivo di rafforzare la competitività e la resilienza della base manifatturiera dell’UE. Il regolamento sugli appalti pubblici opera nella stessa direzione: elimina le divergenze e introduce un criterio di preferenza. Resta aperta la tensione tra semplificare e proteggere. La carta ora esiste, ma la prova sarà la sua applicazione.
Il regolamento non semplifica soltanto: sposta il potere di interpretare la norma. La carta da controllare non è il comunicato, ma il documento che elimina le divergenze nazionali e introduce un criterio di preferenza. Chi dovrà dimostrare qualcosa, ora, sa con quale carta farlo.




