Deficit al 3,5% nel 2027 e 3,3% nel 2028, uscita dalla procedura Ue nel 2030
I numeri del documento: debito in salita, PIL rivisto, occupazione al massimo
Il quadro che emerge dal documento non è omogeneo. Secondo i dati Istat diffusi a settembre, il rapporto debito/PIL si colloca al 134,2 per cento nel 2024 e al 136,7 per cento nel 2025. Nel 2026 il rapporto è previsto al 138,1 per cento, un valore inferiore alla stima di primavera del 138,6 per cento. La traiettoria resta in salita, ma il documento corregge leggermente la rotta rispetto alle proiezioni precedenti.
Sul fronte reale, la crescita del PIL nel 2026 è stata rivista al rialzo all’1,0 per cento nello scenario a legislazione vigente, sostenuta dalla domanda interna al netto delle scorte. Ad agosto 2026 il numero degli occupati ha confermato il massimo storico di 24,3 milioni e il tasso di occupazione si è attestato al 63,0 per cento. Quei numeri, però, devono fare i conti con il vincolo europeo sulla spesa netta e con la clausola di salvaguardia nazionale.
Il meccanismo della clausola: la spesa consentita che fa sforare il limite
Il Dpb non si limita a fotografare il quadro macroeconomico: contiene l’indicatore della spesa netta che Bruxelles osserva nel nuovo quadro di governance. E quel dato contiene il cortocircuito. Il nuovo quadro di governance economica dell’UE è entrato in vigore il 30 aprile 2024, a valle di una riforma proposta dalla Commissione europea già nell’aprile 2023. Dentro questo perimetro, il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti ha presentato al Consiglio dei ministri il Dpb che conferma tutti gli obiettivi programmatici indicati nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica.
Il tasso di crescita dell’indicatore della spesa netta, inclusivo dell’utilizzo degli spazi di bilancio connessi all’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale in materia di difesa ed energia, è pari al 3,3 per cento nel 2027 e all’1,7 per cento nel 2028. È qui che si produce il paradosso: la clausola, pensata per difendere spazi di bilancio, diventa il meccanismo che spinge il deficit oltre la soglia del 3 per cento nel biennio 2027-2028.
Lo scorso 2 ottobre, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva già declinato la traiettoria del deficit: «Il disavanzo dovrebbe restare sotto il 3 per cento anche nel 2026, ma come sapete non basta; tenendo conto della spesa aggiuntiva consentita dalle regole europee, le nostre previsioni lo mostrano in aumento al 3,5 per cento nel 2027, al 3,3 per cento nel 2028 e al 2,4 per cento nel 2029». Il superamento della soglia non è quindi una deviazione non autorizzata: è l’effetto diretto della spesa consentita dalla clausola di salvaguardia. Resta una domanda: se il deficit torna sotto il 3 per cento solo nel 2029, quando potrà dirsi chiusa la procedura per deficit eccessivo?
L’uscita dalla procedura: il 2030 come orizzonte implicito
La risposta è già nel documento, anche se non è scritta in questi termini. Secondo il Sole 24 Ore, l’Italia uscirebbe dal braccio correttivo del Patto dell’UE soltanto nel 2030. L’uso della clausola di salvaguardia nazionale potrebbe ritardare l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo fino al 2030. Il conto è coerente con i numeri già esposti: il deficit rientra sotto la soglia solo nel 2029, e il percorso di correzione si chiude l’anno successivo.
Il Dpb per il 2027 non è un impegno a rientrare nel parametro in tempi brevi, ma la carta con cui l’Italia chiede tempo: sotto la soglia solo nel 2026, sopra nel 2027-2028, e fuori dalla procedura soltanto nel 2030.




