A settembre 2026 gli accordi quadro hanno raccolto 81,2 milioni di euro, il 50,4% del valore totale delle gare
A settembre 2026 il mercato dei soli servizi di ingegneria e architettura ha registrato 272 procedure, per un valore complessivo di 161,2 milioni di euro. Il dato è contenuto nell’osservatorio mensile dell’OICE sui bandi diffuso due giorni fa, ma non è il numero complessivo quello da guardare per primo. Nello stesso mese i bandi per accordo quadro sono stati 55, pari al 20,2% delle procedure, e hanno raccolto 81,2 milioni, cioè il 50,4% del valore totale. Un quinto dei bandi vale da solo metà del mercato del mese.
Settembre 2026: più valore, in meno contenitori
Il dato cumulato conferma una fase espansiva. Nei primi nove mesi del 2026 il numero dei bandi per servizi di ingegneria e architettura è passato da 1.588 a 1.825 rispetto allo stesso periodo del 2025, con un aumento del 14,9%. Il valore è cresciuto di più: da 1.633,8 a 2.355,5 milioni, con un incremento del 44,2%. Il valore aumenta quindi a un ritmo circa tre volte superiore a quello del numero delle procedure. In altre parole, gli affidamenti diventano mediamente più grandi.
Il confronto con il quadro europeo rende il dato italiano meno scontato. Sempre a settembre 2026 le gare pubblicate sulla gazzetta comunitaria (GUCE) dall’insieme dei paesi dell’Unione sono state 2.970, il 31,7% in meno rispetto a settembre 2025. L’Italia si muove dunque in controtendenza. Resta da capire che cosa stia crescendo, e rispetto a quale base di partenza.
Dal 2025 senza PNRR alla ripresa del 2026
La serie storica permette di rispondere. L’OICE conduce dal 1994 un monitoraggio analitico del mercato dei servizi di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica messi a gara dalle amministrazioni pubbliche in Italia e nell’Unione europea, e questo consente confronti omogenei su un arco lungo. Il punto di partenza è il 2025. Secondo il bilancio dell’anno pubblicato dal CNI, le stazioni appaltanti hanno bandito gare per circa 1 miliardo e 230 milioni di euro, un valore in linea con gli anni precedenti alla pandemia. Nello stesso periodo la quota degli importi a base d’asta finanziati con fondi PNRR è scesa ad appena il 2,2%. Il 2025 è stato quindi un anno di normalizzazione, con il piano ormai quasi fuori dal mercato dei servizi tecnici.
Il 2026 è partito da quella base. Secondo l’OICE, come riportano i dati del primo semestre 2026, il valore delle gare è cresciuto del 67,1% rispetto alla prima metà del 2025. Sempre secondo l’associazione, il 2026 si colloca al terzo posto tra i valori registrati dal 2018, dietro soltanto al 2023 e al 2024, gli anni sostenuti dagli investimenti del PNRR. A nove mesi, però, la crescita è scesa al 44,2%. La spinta resta forte ma rallenta, e la domanda diventa un’altra: chi intercetta questo valore.
Chi vince le gare e chi vince gli importi
I dati sulle aggiudicazioni disponibili si riferiscono al 2025, non all’anno in corso, e vanno letti con questa avvertenza. Secondo l’OICE, nel 2025 i professionisti individuali si sono aggiudicati il 36,4% delle gare di ingegneria e architettura, ma soltanto il 7,2% degli importi. Le società di ingegneria hanno ottenuto il 54,4% delle gare e il 72,5% degli importi. Il numero di gare vinte e il valore incassato non vanno di pari passo: i professionisti singoli vincono più di un terzo delle procedure, ma si tratta in larga parte di affidamenti di piccolo importo.
Se si accostano questi numeri al peso degli accordi quadro registrato a settembre 2026, è plausibile che la concentrazione tenda ad accentuarsi. Gli accordi quadro aggregano più prestazioni in un’unica procedura e alzano la soglia d’ingresso in termini di requisiti, struttura e capacità di esecuzione. I dati disponibili, però, non dimostrano questo collegamento. Non esiste ancora una distribuzione delle aggiudicazioni 2026 per tipo di operatore da confrontare con quella del 2025. Il nesso tra aggregazione degli affidamenti e concentrazione degli importi resta un’ipotesi coerente con i numeri, non un risultato accertato.
Le strutture più grandi hanno anche un’altra via. Secondo il rapporto OICE 2026 presentato alla Farnesina, nel 2025 il fatturato estero delle associate ha raggiunto circa 2,2 miliardi di euro, pari al 40% del totale. Il numero delle società internazionalizzate, sempre secondo l’OICE, è aumentato del 73% in cinque anni. Chi ha dimensione può quindi bilanciare l’andamento del mercato interno con le commesse all’estero. Il professionista singolo o lo studio piccolo dipende quasi soltanto dalla domanda pubblica nazionale e dal modo in cui questa viene messa a gara.
Resta aperta una questione che i numeri da soli non risolvono. L’aggregazione degli affidamenti può essere una scelta di efficienza delle stazioni appaltanti, che riducono il numero di procedure da gestire. Può però funzionare anche come barriera di fatto per gli operatori minori. Le due letture non si escludono, e i dati di settembre non permettono di stabilire quale prevalga.
Per l’impresa che partecipa alle gare, il +44,2% del 2026 è un dato vero, ma può trarre in inganno se letto da solo. La dimensione complessiva del mercato conta meno del modo in cui le stazioni appaltanti confezionano gli affidamenti. La partita si gioca sulla capacità di entrare negli accordi quadro, direttamente o attraverso forme di aggregazione con altri operatori. Se la tendenza osservata a settembre sia strutturale o legata a una fase lo diranno i dati di fine anno e, soprattutto, la distribuzione delle aggiudicazioni 2026. Fino ad allora è più corretto considerarla una tendenza da verificare.




