Il problema non è la regola che c’è, ma la carta che non c’è più. Per i componenti del Collegio Consultivo Tecnico il requisito di onorabilità era scritto nelle vecchie Linee Guida; il nuovo Codice non lo riproduce. A segnalarlo è l’ANAC con l’atto di segnalazione n. 4 dello scorso 9 settembre, dedicato alle cause di incompatibilità e ai requisiti di moralità e onorabilità dei componenti del CCT. Il Collegio Consultivo Tecnico è disciplinato dall’art. 215 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36: è su quella norma che si concentra la segnalazione dell’Autorità.
Il requisito che il Codice ha dimenticato
Prima di parlare del rischio, serve guardare la carta che manca. Le suddette Linee Guida disciplinavano i casi di incompatibilità dei membri e del presidente, richiedendo espressamente la sussistenza di requisiti “reputazionali e di onorabilità” in capo a tutti i componenti del CCT. Nel nuovo testo, tuttavia, non è stata riprodotta la previsione relativa ai requisiti reputazionali e di onorabilità, lasciando aperta una questione che l’ANAC ha ritenuto meritevole di un intervento legislativo. In altre parole, la riforma non ha tradotto nel Codice un requisito che le Linee Guida indicavano in modo esplicito.
L’ANAC accende l’allarme
Se il requisito non c’è, qualcuno deve dirlo. Lo scorso 9 settembre l’ANAC lo ha fatto con l’atto di segnalazione n. 4/2026, che riguarda le cause di incompatibilità e i requisiti di moralità e onorabilità dei componenti del Collegio Consultivo Tecnico. La richiesta è esplicita ed è sintetizzata nel titolo con cui è stato diffuso il documento: «Collegio consultivo tecnico, ANAC chiede regole sui requisiti di moralità». Non si tratta di una precisazione marginale: l’atto segnala la necessità di un intervento legislativo su una norma, l’art. 215 del decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36, che oggi disciplina il Collegio Consultivo Tecnico senza riprodurre il filtro di onorabilità previsto dalle Linee Guida precedenti.
Il prezzo del vuoto: presidi più bassi
L’ANAC non segnala un semplice dettaglio tecnico: il vuoto normativo ha un costo. L’attuale quadro normativo di riferimento potrebbe dar luogo a potenziali criticità e comunque a dubbi interpretativi, che creano il concreto rischio di un abbassamento dei presidi di legalità e anticorruzione nella nomina e nel funzionamento del Collegio Consultivo Tecnico. La formula dell’atto mette in relazione diretta la mancanza del requisito con la possibile riduzione dei presidi nella fase di nomina e nel funzionamento dell’organo.
Il nodo è la nomina e il funzionamento del CCT. Senza una previsione espressa sui requisiti reputazionali e di onorabilità restano margini di interpretazione che possono incidere sulla composizione del Collegio. Prima della riforma, la sussistenza di requisiti “reputazionali e di onorabilità” era richiesta in capo a tutti i componenti; oggi quella previsione non trova corrispondenza puntuale nel testo del nuovo Codice. Il risultato è un’apertura a dubbi interpretativi che l’ANAC ha ritenuto meritevole di un intervento legislativo, non di una semplice lettura amministrativa.
Resta una domanda: basterà davvero un intervento legislativo a ripristinare il filtro? La legalità di un organo tecnico non si presume: va scritta in una norma. Finché il requisito di onorabilità non torna nel Codice, il presidio resta scoperto.




