Dietro il +34% del mercato, gli accordi quadro valgono il 46,7% e i liberi professionisti appena il 4,8%

Nei giorni scorsi è stato pubblicato il report dell’Osservatorio OICE/Informatel sulle gare per servizi di ingegneria e architettura: tra gennaio e agosto 2026 il valore, sommato a quello della progettazione esecutiva compresa negli appalti integrati, ha raggiunto 2,218 miliardi di euro, con un incremento del 34% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato aggregato è positivo. Ma appena si scende sotto la cifra complessiva, la fotografia si fa più ambigua: la crescita non si distribuisce in modo uniforme e la quota di valore che arriva ai liberi professionisti resta minima.

Un +34% che non va letto in fretta

Il report non si limita a dare un numero: lo scompone. Dietro il +34% si leggono un rallentamento estivo e una componente PNRR quasi azzerata. Nel bimestre luglio-agosto 2026 il valore complessivo dei servizi tecnici si è attestato a 555,2 milioni di euro, con una flessione del 16% rispetto allo stesso bimestre del 2025. Sul fronte delle risorse, la percentuale degli importi a base d’asta delle gare finanziate con fondi PNRR si è ridotta ad appena il 2,2%.

Il numero delle procedure, invece, tiene. Sempre secondo l’Osservatorio, nei primi otto mesi del 2026 sono state rilevate 1.553 procedure per servizi di ingegneria e architettura in senso stretto, contro le 1.404 dello stesso periodo del 2025, con un aumento del 10,6%. Ma il volume delle procedure non dice chi sta intercettando la crescita. La risposta non è nella quantità delle gare, ma nella loro forma.

Accordi quadro: metà del mercato, poche mani

Nei primi otto mesi del 2026 l’Osservatorio ha rilevato 258 accordi quadro per un valore complessivo di 952,6 milioni di euro. Rispetto allo stesso periodo del 2025 il numero aumenta del 25,2% e il valore del 17,2%. L’incidenza è il dato da osservare: gli accordi quadro rappresentano il 16,6% del numero complessivo delle gare per servizi di ingegneria e architettura, ma arrivano a pesare per il 46,7% del loro valore. In altri termini, gli accordi quadro rappresentano ormai quasi la metà del valore delle gare pubbliche di ingegneria e architettura.

La concentrazione non riguarda soltanto la forma degli affidamenti, ma anche la committenza. Secondo l’Osservatorio, i cinque committenti più attivi nei primi otto mesi del 2026 sono stati EAV – Ente Autonomo Volturno, Autostrade per l’Italia, Consip, RFI e Agenzia del Demanio. Da soli, questi cinque soggetti rappresentano oltre il 40% del valore complessivo del mercato. Il risultato è una domanda che si restringe a monte: se poche stazioni appaltanti muovono metà del valore attraverso accordi quadro, la platea degli aggiudicatari tende a definirsi già a valle.

Il 4,8% che spiega tutto

Definiti i contenitori, ecco il contenuto. Secondo il Centro Studi CNI, i liberi professionisti si aggiudicano solo il 28,6% delle gare per servizi di ingegneria senza esecuzione e appena il 4,8% degli importi totali. Le società, invece, si aggiudicano l’82,1% degli importi e il 54,4% delle gare. La distanza tra numero di gare vinte e valore aggiudicato è la cifra della polarizzazione: i professionisti vincono procedure, ma per lo più di piccolo importo; le società intercettano quasi tutto il valore economico.

Marco Ghionna, Presidente del Centro Studi CNI, afferma che il report evidenzia alcuni fenomeni che sembrano assumere «una rilevanza sempre più strutturale» per il mercato dei servizi di ingegneria. Il Centro Studi CNI indica tre elementi: la crescente centralità degli accordi quadro, la persistente concentrazione del valore economico nelle gare di maggiore importo e il ruolo strategico delle procedure sotto soglia per la libera professione.

Restano due domande: fino a che punto questa concentrazione è irreversibile, e che cosa accadrà ai liberi professionisti quando si esauriranno le procedure sotto soglia, l’unico spazio in cui riescono a competere. Il dato di crescita è reale, ma il termometro del mercato è il 4,8% dei liberi professionisti: finché quel numero non si muove, il boom resta una storia a metà.