Il Tribunale ha chiarito che il ritardo nel pagamento del SAL non basta da solo a giustificare l’abbandono del cantiere

Un SAL non pagato autorizza l’impresa a fermare il cantiere. Ma il diritto si consuma nel momento in cui la stazione appaltante paga: la ripresa deve essere immediata. Lo ha messo nero su bianco il Tribunale di Nocera Inferiore, sez. I civile, con la sentenza n. 1893 del 1° settembre 2026, in materia di appalto di lavori pubblici e ritardo nel pagamento del SAL. Nel merito, il ritardo nel pagamento del SAL giustifica la sospensione dei lavori da parte dell’impresa, ma la regolarizzazione del debito da parte della stazione appaltante impone all’appaltatore l’immediata ripresa delle attività.

Fermare il cantiere è un diritto, non ripartire è una condanna

Il caso approdato al Tribunale di Nocera Inferiore si è giocato sulla fase esecutiva. Il Tribunale ha richiamato l’art. 133 del d.Lgs. n. 163/2006 e gli articoli 29 e 30 del D.M. n. 145/2000, in relazione al previgente Codice dei contratti pubblici: già all’epoca erano previsti termini massimi inderogabili per il pagamento delle rate di acconto e di saldo, decorrenti dall’emissione dei certificati di pagamento. Non si trattava di una facoltà, ma di un vincolo temporale.

L’abbandono del cantiere protratto per oltre un anno dal pagamento ricevuto legittima la risoluzione contrattuale in danno dell’appaltatore. La sospensione iniziale può essere stata legittima; ciò che viene dopo ha un peso diverso. Dopo il pagamento, ogni giorno di inerzia successivo diventa inadempimento. E il conto, per l’impresa, diventa salato: risoluzione in danno.

Ma come si prova che il ritardo nel pagamento ha davvero causato la crisi? La risposta non è in cantiere, è nei documenti.

La prova che manca: bilanci, non presunzioni

Se il Tribunale di Nocera non accetta la crisi aziendale ‘presunta’, il problema diventa concreto: come si dimostra lo squilibrio finanziario? La sentenza indica una strada: la produzione dei bilanci. Non basta affermare che il ritardo ha creato difficoltà. Serve la prova rigorosa del nesso causale tra il ritardo nel pagamento e lo squilibrio finanziario, mediante la produzione dei bilanci. La presunzione non salva.

In pratica, l’appaltatore che si ferma per un SAL non pagato deve tenere pronta la documentazione contabile fin dal primo giorno. Il collegio non nega che il ritardo possa aver creato tensione finanziaria; chiede però che quel passaggio sia dimostrato nei bilanci, non dedotto dal semplice ritardo.

Il contesto aiuta a capire la frequenza del problema. Secondo il monitoraggio della Ragioneria Generale dello Stato, circa il 60% delle imprese coinvolte avrebbe dichiarato di riscontrare ritardi di pagamento. La platea è ampia; l’onere della prova resta però sull’appaltatore. E mentre Nocera chiede bilanci, altri collegi a settembre hanno alzato l’asticella su progettazione, gestione e pagamenti: il tema non è isolato.

Settembre in trincea: acqua, sanità, sport e pagamenti

Nei giorni scorsi, più collegi hanno toccato fronti diversi dello stesso problema: la tenuta dei documenti e dei modelli decisionali. Il TAR Piemonte – Torino, sez. II, con la sentenza n. 1847 del 14 settembre 2026 si è pronunciato sul servizio idrico integrato e sulla scelta del modello di gestione e dell’affidamento in house a livello di ATO. Il Consiglio di Stato, sez. III, con la sentenza n. 6836 dell’8 settembre 2026 ha esaminato la finanza di progetto in ambito sanitario e la metodologia del Public Sector Comparator. Il TAR Sardegna – Cagliari, sez. II, con la sentenza n. 1131 del 18 settembre 2026 si è occupato di partenariato pubblico-privato e impianti sportivi.

Quanto ai pagamenti, il principio non cambia con il cambio di legislazione. Già lo scorso gennaio, il Tribunale di Salerno aveva affermato che è illegittimo subordinare il pagamento dei SAL all’arrivo dei finanziamenti. La stazione appaltante non può scaricare sull’impresa i tempi dei trasferimenti. La prossima busta da compilare è pronta o ci si affida a presunzioni?

Chi prepara la documentazione ha un vantaggio decisivo: il diritto esiste, ma si dimostra solo con carte, bilanci e tempestività. Non basta avere ragione: bisogna saperla documentare.