Dietro il +34% c’è un -16%. I dati diffusi lo scorso 15 settembre dall’Osservatorio OICE/Informatel raccontano un mercato dei servizi di ingegneria e architettura in forte crescita nei primi otto mesi del 2026, ma con una brusca frenata proprio nel bimestre estivo. Il valore complessivo delle gare per servizi tecnici ha raggiunto 2.218,0 milioni di euro, con un aumento del 34,0% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo bimestre luglio-agosto, però, si è registrato un calo del 16,0%.

Il dato complessivo somma i 2.038,5 milioni delle gare per servizi di ingegneria e architettura ai 179,4 milioni della progettazione esecutiva compresa negli appalti integrati. Un paradosso che merita di essere letto con attenzione: la domanda annuale è sostenuta, ma l’estate ha segnato una battuta d’arresto.

La frenata dietro il boom

Se si escludono gli appalti integrati, le gare per servizi di ingegneria e architettura crescono comunque del 33% nei primi otto mesi dell’anno, per complessivi 2.038,5 milioni. Ma nel bimestre luglio-agosto la flessione è del 12,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. La fotografia è quindi duplice: il mercato annuale resta in territorio positivo, mentre l’estate inverte la tendenza.

Non è una frenata uniforme, però. A fare da contrappeso arrivano due maxi-bandi e pochi grandi committenti. Ma chi ha messo in gara questi miliardi? La concentrazione dei committenti racconta un’altra storia.

Cinque committenti, il 40% del mercato

A luglio 2026, l’Agenzia del Demanio ha indetto un accordo quadro articolato in 4 lotti del valore di 62,4 milioni di euro. Ad agosto, Consip S.p.A. ha bandito un accordo quadro in 6 lotti per servizi di verifica della progettazione per la pubblica amministrazione da 73,4 milioni. Sono i due maxi-bandi che, insieme al ricorso crescente agli accordi quadro, hanno sorretto la domanda nel periodo considerato.

Negli ultimi otto mesi i cinque committenti più attivi sono stati EAV-Ente Autonomo Volturno, ASPI, Consip, RFI e Agenzia del Demanio: insieme rappresentano il 40% del mercato. Un dato che rivela quanto la crescita sia concentrata in poche mani pubbliche e in gare di grande taglia. Ma l’entità della gara non è tutto: la vera domanda è se questi accordi quadro produrranno contratti attuativi e compensi adeguati.

Equo compenso e contratti attuativi: l’incertezza

I bandi da decine di milioni sono la vetrina; il cantiere vero è un altro. Resta da verificare se gli importi messi a gara si tradurranno in contratti attuativi sul 100% dei servizi potenziali di ingegneria e architettura da svolgere. La crescita degli accordi quadro, infatti, non garantisce di per sé che tutto il valore potenziale diventi lavoro effettivo.

Sul fronte dei corrispettivi, il nodo è l’equo compenso. Limitare il calcolo della parcella alle aliquote previste per il progetto esecutivo, inferiori a quelle del progetto definitivo, comporta una sottostima del corrispettivo in violazione del principio dell’equo compenso. In questa cornice va letto anche il principio per cui i compensi per servizi di ingegneria e architettura oggetto di gara non possono essere subordinati all’esito della domanda di finanziamento.

Resta una domanda: la crescita si tradurrà in lavoro reale o in gare solo potenziali? La crescita è reale, ma il mercato resta appeso a due incognite: quanti accordi quadro diventeranno contratti attuativi e se i corrispettivi rispetteranno l’equo compenso. Per l’impresa che partecipa, il margine di incertezza è ancora ampio.